Che la plastica stia soffocando il Pianeta non è più un segreto. Ma la domanda che vi pongo è:

Lo sapete che c’è un modo creativo per riciclare la plastica?

Partiamo dall’inizio: quanta plastica è diffusa nel mondo?

I dati di Greenpeace parlano chiaro: la produzione annuale di plastica è aumentata vertiginosamente fin dagli anni ’50 arrivando ad essere quasi 350 milioni tonnellate nel 2017 e 460 milioni nel 2019.

Questo significa che di questi milioni di tonnellate, una cifra quasi simile diventa rifiuto. L’ultimo dato rilevato ci racconta che su questi 460 milioni di tonnellate di plastica, 350 milioni sono rifiuti.

Il motivo di questo fine vita è un riciclo non adeguatamente eseguito. Da fonte OECD Global Plastic Outlook, «solo il 9% dei rifiuti di plastica è stato riciclato al fine vita, mentre il 19% è stato incenerito e circa il 50% è finito in discariche controllate. Il restante 22% è stato abbandonato in discariche selvagge, bruciato a cielo aperto o gettato nell’ambiente.» Che dire, quest’ultima percentuale fa venire i brividi!

Chi sono i responsabili?

I Paesi responsabili di questo cattivo riciclo sono i Paesi dell’OCSE, in altre parole, i 37 Paesi fra i più sviluppati al mondo, i quali, essendo in una condizione sociale ed economica di benessere, possono “permettersi” di produrre più rifiuti. Il report OECD ci fornisce dei dati molto specifici sul consumo pro capite di plastica ogni anno: si va dai 221 kg negli Stati Uniti e 114 kg nei Paesi europei OCSE, ai circa 69 kg per Giappone e Corea. (Per un affondo sul fenomeno del consumismo leggi qui).

Come sempre, sono i Paesi meno sviluppati a trovarsi in difficoltà di fronte alle legislazioni moderne in materia, infatti ciò che il report OECD dice è che per poter ambire all’obiettivo mondiale di riduzione dell’inquinamento da plastica, si dovrebbe fornire un importante sostegno ai Paesi a più basso reddito affinché essi migliorino le loro tecnologie e le infrastrutture per gestire i rifiuti plastici.

Pandemia da covid-19: è cambiato qualcosa?

Durante gli anni della pandemia da covid-19, al mondo è stato chiesto di far silenzio in un modo al quale non eravamo abituati. E mentre noi eravamo assaliti dal panico più totale, per via di ciò che la pandemia giorno dopo giorno causava, siamo stati allo stesso tempo i testimoni della rinascita ambientale. Un’aria così poco inquinata non si rilevava da tempo e questo è accaduto anche nelle nostre città italiane!

Per quanto riguarda la plastica, è capitato lo stesso. Il rallentamento di svariati indotti industriali ha portato a un 2,2% di decremento di plastica nel mondo. A fine pandemia ci siamo ritrovati però con un aumento di rifiuti medici esponenzialmente cresciuto, così come un rimbalzo dei rifiuti plastici.

Oggi lo scenario in tal senso è davvero dei peggiori.

Avete mai sentito parlare del “Garbage Patch“? In italiano è “l’isola della plastica”.

È stata scoperta nel 1997 nell’Oceano Pacifico da un Capitano di un’imbarcazione il quale ci ha impiegato ben sette giorni per attraversarla. Le dimensioni di questo accumulo hanno creato una superficie oltre 3 volte la grandezza della Francia e naturalmente continua ad aumentare sempre di più.

L’isola della plastica dell’Oceano Pacifico è solo una fra le tante esistenti e non facciamo l’errore di credere che queste plastiche (e microplastiche) siano così lontanissime da noi, è stato conteggiato l’ammontare della plastica nei nostri mari italiani e beh, la situazione non è fra le più rosee.

Da fonte WWF, si stima che all’interno di un chilometro quadrato ci siano 10 kg di plastica, soprattutto nel mar Tirreno settentrionale, tra Corsica e Sardegna e i prodotti più diffusi sono sacchetti e bottiglie.

Come possiamo ridurre i rifiuti plastici?

E se ci fosse un modo per mantenere i vantaggi offerti da questo materiale – che incredibilmente ha anche delle caratteristiche sostenibili – riuscendo contemporaneamente a ridurre drasticamente i danni che provoca? Pensate infatti che la robustezza e la longevità della plastica, la rendono una risorsa sostenibile, ma ovviamente non nella versione “usa e getta”. Questa risorsa è la terza più diffusa al mondo solamente dopo acciaio e cemento e per renderla meno impattante, anziché trasformarla in un rifiuto, la si potrebbe immettere in un efficiente sistema di riciclo.

React – Sustainable Design Boutique: un modo creativo per riciclare la plastica

Ho avuto il piacere di imbattermi nella giovane realtà di React. Dietro ci sono Gerardo Nardiello e Marcello Reina, due ragazzi di Torino che hanno dato vita a una Boutique di Design Sostenibile, inserita nell’incubatore certificato della Camera di Commercio della loro città. L’obiettivo che React persegue è dare nuova vita ai più comuni rifiuti domestici in plastica, trasformandoli in prodotti dal design elegante, stampati in 3D e senza sprechi.

Gerardo e Marcello, grazie allo loro competenze acquisite all’università, hanno grandi ambizioni e la loro vision è chiara: «Noi crediamo fermamente che per ridurre l’impatto ambientale sia fondamentale ripensarne l’utilità. Siamo abituati ad associarla monouso, ma se fosse molto più di questo? Se potessimo riutilizzarla per produrre in maniera eco-sostenibile oggetti di design?»

React progetta complementi di arredo eco-sostenibili e personalizzabili, in plastica riciclata e/o con polimeri a base organica. Si impegna a mantenere il più a lungo possibile il valore dei prodotti, dei materiali, incentivandone il riciclo e limitando la produzione di rifiuti.
L’obiettivo di React è diventare la prima Design Boutique italiana basata su un modello di economia circolare.
Parte raccogliendo rifiuti di plastica direttamente dal cliente e li trasforma in prodotti di valore duraturo, dimostrando l’immenso valore intrinseco che i “rifiuti” hanno.

Ecco alcuni prodotti nati dall’ingegno e dalla creatività di React:

Euclide - Creazione di React

Euclide – Creazione di React

 

 

Vi presento Euclide: un poggia vaso progettato per sostenere la pianta attraverso una composizione leggera. È realizzato con PLA e PETg 100% riciclato. Vi sono più colorazioni e dimensioni fra le quali scegliere.

 

Mnemòsine - creazione di React

Mnemòsine – Creazione di React

 

 

 

Qui nella foto a destra è raffigurato Mnemòsine, una sorta di scultura modulare per incorniciare i ricordi più preziosi e che utilizza entrambi i lati della cornice. Anche questa creazione finale è realizzata con PLA e PETg 100% riciclato.

 

 

 

Quando il design nasce da una rigenerazione di scarti, non solo adempie alla sua duplice funzione di estetica e utilità, ma soprattutto contribuisce a rendere più ecosostenibile la nostra vita sul pianeta, riducendo l’impatto ambientale, tema di enorme urgenza che non possiamo più permetterci di trascurare.

 

Qui tutti i riferimenti di React:

e-mail: reactforfuture@gmail.com

pagina IG: React – Sustainable Design Boutique (@reactforfuture)

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