Le nuove frontiere del Fashion (parte 2)

Prima di cominciare a leggere questo articolo “Le nuove frontiere del fashion (parte 2)” ti consiglio di leggere “Le nuove frontiere del fashion (parte 1)”, lo puoi trovare QUI.

Secondo un rapporto di Grand View Research, il mercato globale di alternative sostenibili all’utilizzo delle pelli animali sta crescendo enormemente e conquistando un pubblico sempre più ampio. Infatti le statistiche ci dicono che raggiungerà gli 85,05 miliardi di dollari entro il 2025, con un tasso di crescita annuale del 43,8% dal 2019 al 2025. Vediamo alcune tipologie di materiali innovativi che hanno già ampliato i confini delle nuove frontiere del fashion.

MUSHROOM LEATHER

MycoWorks, uno dei principali sviluppatori di mushroom leather, sostiene che il suo materiale ha il potenziale per essere prodotto con fino all’80% in meno di emissioni di gas serra, il 99% in meno di acqua e il 100% in meno di crudeltà verso gli animali rispetto alla pelle tradizionale.

Ma non è lo stesso produttore a elogiare le qualità del suo prodotto, infatti uno studio condotto dall’Università di Vienna ha scoperto che la mushroom leather ha una resistenza e una durata simile a quella animale (il che è un pregio naturalmente perché ricordiamoci che longevità è sinonimo di sostenibilità) ma inoltre è anche traspirante e resistente all’acqua.

Una valutazione del ciclo di vita condotta dall’Istituto per la ricerca e l’educazione ambientale ha scoperto che la pelle di fungo ha un impatto ambientale inferiore rispetto alla pelle tradizionale, la pelle sintetica e i tessuti rivestiti in poliuretano in termini di consumo di energia, utilizzo dell’acqua e potenziale di riscaldamento globale.

A testimonianza di quanto già detto è anche un rapporto della Fondazione Ellen MacArthur, la quale aggiunge che la produzione di pelle di fungo richiede meno terra e sostanze chimiche e ha anche il potenziale per essere prodotta utilizzando materiali di scarto come segatura e rifiuti agricoli.

 

PINATEX

La pelle di ananas è fatta dalle fibre delle foglie di ananas, che sono un sottoprodotto dell’industria dell’ananas e si tratta di un altro materiale dalle strepitose caratteristiche sostenibili! Il brand si chiama Piñatex ed è stato creato dalla designer spagnola Carmen Hijosa.

La produzione di un metro quadrato di Piñatex emette solo 5,5 kg di CO2, rispetto ai 17,1 kg di CO2 emessi dalla pelle di bovino. E non è tutto: l’impatto sull’acqua e sul suolo è anche inferiore con Piñatex. Secondo l’azienda, la produzione di un metro quadrato di Piñatex utilizza 480 foglie di ananas e ha un impatto ambientale inferiore rispetto alla tradizionale pelle utilizzata nell’industria della moda.

 

APPLE LEATHER

E la pelle di mela l’avete mai sentita? Il materiale si chiama AppleSkin e l’azienda produttrice si chiama Frumat e utilizza il 50% in meno di energia e il 70% in meno di acqua rispetto alla produzione di pelle tradizionale.

L’azienda inizialmente ha cominciato a trasformare gli scarti di uva e mirtilli provenienti però dal Canada. Successivamente, ha deciso si sfruttare la sua posizione geografica, il Trentino-Alto Adige, per cambiare il business. Dunque, ad oggi collabora con le aziende del territorio per raccogliere gli scarti delle mele a seguito dei processi di lavorazione: torsoli e bucce.

Anche la pelle di mela presenta delle notevoli caratteristiche sostenibili: è molto resistente! Infatti, da uno studio dell’Università di Bologna sull’apple leather, si evince che il materiale ha una resistenza a trazione di 23,16 MPa e un allungamento alla rottura del 37,28%, valori comparabili alle proprietà del cuoio di bovino.

Gli esempi sopra riportati sono solo alcuni dei tanti. Il mondo dei tessuti vegetali innovativi è vasto e in piena esplorazione, alcuni studi stanno studiando le pelli ecologiche derivanti da cactus e kombucha, quest’ultima già brandizzata con il nome di “SCOBY leather”.

 

La riflessione finale che vi pongo è…secondo voi fino a che punto questi tessuti sono davvero considerabili ecologici? C’è un limite superato il quale la produzione nuoce all’ambiente?

Con il supporto di questo precedente articolo correlato, vi chiedo di fare una riflessione.

 

Elisabetta Evita Caria

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Blogger appassionata di moda sostenibile, glamour etico e ambiente. Esplora il mondo della moda alla ricerca di nuove tendenze sostenibili.

«Indossare un tessuto sostenibile è come indossare un abito di foglie di spinacio, ma molto più elegante e alla moda.»

Blog: Her Thrifter Gaze  Her Thrifter Gaze – Sustainable Fashion Enthusiast Whose Style Wasn’t Built in a Day. (wordpress.com)

Account instagram: @elisabettaevitacaria

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