Stile di vita sostenibile

La disinformazione mette l’essere umano in pericolo

Il mio blog nasce con lo scopo di divulgare un sapere circa la sostenibilità a 360 gradi. Tratto infatti di economia ambientale, di moda sostenibile, di alimentazione naturale e di uno stile di vita più green. Raccontando di queste tematiche però, quello che più mi preme è di infondere una Consapevolezza per poter compiere le scelte del presente e del futuro in maniera autonoma ma soprattutto con cognizione di causa. Di conseguenza, il fenomeno che contrasto è quello legato alla “disinformazione“.

Una disinformazione che si riscontra in tutti i campi e in tutti i settori e che serpeggia fra la popolazione, instillando idee sbagliate e inculcando interpretazioni sconsiderate in merito ad un determinato fatto o notizia.

Certo è che, realisticamente parlando, non si può essere onniscienti di tutte le scienze e le tematiche mondiali, ma questo è umanamente comprensibile e, per essere più specifici, è economicamente dimostrato attraverso il principio della razionalità limitata dell’essere umano, che lo vede nel ruolo di agente economico e di cittadino del mondo.

Cosa s’intende per “Disinformazione”?

Però questo concetto si dissocia fortemente dal fenomeno di massa della “disinformazione” che a leggere Treccani risulta essere: 1. «la diffusione intenzionale di notizie o informazioni inesatte o distorte allo scopo di influenzare le azioni e le scelte di qualcuno […]. 2. la mancanza o scarsità d’informazioni attendibili su un determinato argomento, e spec. su fatti e avvenimenti sui quali si dovrebbe essere informati.»

Il punto numero 1 fa riferimento ad un fenomeno che spesso e purtroppo è fuori dalla portata del cittadino. Credo infatti sia cosa nota ai più che per fini politici ed elettorali il flusso di news che circola attraverso i social network viene manipolato per modificare le impressioni degli utenti. Questo è oggetto di uno studio da parte di un gruppo di ricercatori americani dell’università di Houston guidati da Alexander J. Stewart, docente di Biologia.

Lo studio ha portato a galla una seria problematica che affligge oggi molti paesi democratici. Infatti è proprio il sistema democratico, in questo caso in riferimento al voto politico, ad essere gravemente minato. Questo fenomeno ha un nome, e cioè “digital gerrymandering“.

Disinformazione - Gerry Elbridge
Gerry Elbridge

Questo termine ha senz’altro una bizzarra etimologia! Nasce dalla fusione di due parole, “Gerry” e “salamander”. Gerry è il nome proprio del Politico Elbridge Gerry, pronunciato con la g dura – “gh”. Egli è stato anche Vice Presidente degli Stati Uniti nel 1800 e Governatore del Massachusetts. Fu proprio lui a introdurre questa pratica scorretta nella politica.

La parola “salamander” deriva dalla salamandra in quanto lo Stato del Massachusetts è stato paragonato alla forma della salamandra mitologica. Insomma questa pratica del “gerrymandering” è una metodologia ingannevole che seleziona accuratamente l’informazione da presentare alla massa per raggiungere i propri interessi personali rispetto all’interesse dei destinatari della comunicazione.

E per quanto riguarda la mancanza o scarsità d’informazioni attendibili?

E’ questo il nocciolo della questione in quanto il problema della scarsità dell’informazione (o della conoscenza aggiungo io) è originato e propagato dai cittadini. L’utilizzo sempre più frequente dei social network non agevola la limitazione del fenomeno, anzi essi rappresentano i veicoli di diffusione delle comunicazioni più potenti e veloci del mondo.

Lo abbiamo notato nell’ultimo (ed impegnativo) anno, che ci stiamo ormai lasciando alle spalle, nella questione    Sars-Cov-2 Vs Informazione.

Di sicuro l’eccezionalità della situazione non ha reso facile il reperimento di alcune informazioni, soprattutto all’inizio, come la provenienza del virus, i sintomi della malattia, la reale entità del contagio. Inoltre, determinati dubbi in merito ad una situazione delicata (come quella straordinaria che stiamo vivendo ora) sono legittimi! (Leggi anche: “Quando l’equilibrio naturale viene scardinato e diveniamo più suscettibili alle pandemie“).

Anche in questo caso suddetta contingenza si distingue dalla ben più pericolosa volontà di diffondere cattive notizie e di fomentare la comunità virtuale che si frequenta. Così facendo quello che si ottiene è un corto circuito culturale con effetti devastanti che apre le porte ad una discesa viscerale verso il degrado umano.

Al tema della disinformazione si lega irrimediabilmente quello della superiorità illusoria che si genera nella mente delle persone.

Effetto Dunning-Kruger

Spiego meglio le origini di questa tesi e di cosa si tratta: è stato definito un “bias cognitivo” da uno studio risalente al recente 1999 ad opera di Kruger e Dunning. Il loro lavoro si chiama “Unskilled and Unaware of It: How Difficulties in Recognizing One’s Own Incompetence Lead to Inflated Self-Assessments“.

I due affermarono che se il soggetto “x” è incompetente non può saperlo. Il motivo è semplice, le abilità di cui avrebbe bisogno per capirlo sono esattamente quelle che non possiede. E questo vale anche per la categoria degli artisti: delle volte accade che un artista si identifica in questa definizione ma ottiene uno scarso rendimento e non è abile nel riconoscere le proprie carenze.

Quello che viene definito “l’effetto Dunning-Kruger” è mostrato nel seguente grafico e spiegato più in basso:

La curva ha un incremento all’inizio molto marcato per quanto concerne la fiducia in se stessi di chi non sa quasi nulla, la stessa poi decresce lentamente da sinistra a destra formando una forma concava in cui rientra la categoria delle persone che ne sanno, ma hanno anche molti dubbi. Infine, al crescere delle competenze, sembra esserci un effetto incoraggiante, la fiducia di sé aumenta un po’ più rapidamente.

Non vi preoccupate è difficile riconoscerlo in se stessi e quindi i due scienziati ci aiutano in questo lavoro. Infatti essi hanno confermato che praticamente tutti ne siamo affetti, dagli ignoranti, ai più esperti.

Disinformazione: una questione europea

Pensate che la Commissione Europea ha messo in atto delle azioni per contrastare il fenomeno della disinformazione sul Covid-19. Cito testualmente il sito del Consiglio dell’Unione Europea «L’UE ha inoltre incoraggiato le piattaforme online a contribuire alla lotta contro le notizie false (fake news) e altri tentativi di cattiva informazione rimuovendo i contenuti illegali o falsi. Ciò si è tradotto, tra l’altro, dall’inizio della pandemia, nella sospensione di più di 3,4 milioni di account di Twitter sospetti riguardanti il dibattito sul coronavirus.»

Aggiungo che oltre alla rimozione dei profili sospetti, Twitter ha inserito una funzione che etichetta i contenuti postati dagli utenti come “fake news” oppure con approfondimenti a fonti ufficiali quando la notizia risulta veritiera. (Fonte: la Repubblica).

Non stupiamoci ora. Il fenomeno della disinformazione è sempre stato presente! Sicuramente l’avvento delle nuove tecnologie, conseguentemente anche ad un incremento demografico, ha acculturato milioni di persone rendendo il sapere alla portata di tutti, ma ha anche aperto i varchi alle “fake news”.

Le conseguenze della disinformazione da social

La pericolosità del fenomeno c’è sempre ma, a mio avviso, assume una forma davvero allarmante quando ci si trova in una situazione complessivamente critica e delicata, esattamente come quella che stiamo attraversando ora.

Il diffondersi di cattive notizie unisce la popolazione verso avventate opinioni e rende gran parte dei cittadini malfidati riguardo il ruolo del Governo. E’ proprio questo a creare i presupposti per generare uno tsunami di ignoranza, il quale si ingrossa sempre più fino ad inondare le bacheche social degli utenti con tutta una serie di contenuti disinformativi. Questi contenuti sono di natura varia: dal semplice post al commento su un post altrui, dalla creazione di pagine – penso a Facebook – all’iscrizione in gruppi con utenti che condividono lo stesso scopo.

Probabilmente non combatteremo mai questo fenomeno del tutto, in quanto è originato dall’azione umana e si nutre grazie al mondo virtuale. Quello che possiamo fare è intraprendere una battaglia morale verso chi si ostina a presentare determinati contenuti disinformativi e sensibilizzare coloro che sono incerti nella loro posizione.

La disinformazione ci travolge nelle faccende socialmente più delicate infatti possiamo riscontrarla anche all’interno del tema ambientale. Sono tantissime le notizie vere solo in parte o quelle totalmente fuorvianti in cui mi sono imbattuta negli ultimi anni. Questo mette a repentaglio la conoscenza degli esseri umani e quindi anche la sopravvivenza degli stessi e del Pianeta.

E’ l’ora quindi di agire! Ricordiamoci che la disinformazione mette l’essere umano in pericolo.

 

 

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